METODO SINTOTERMICO ROETZER? “GRAZIE, MA NO, GRAZIE!” (cit. Willie Peyote)

Cari lettori,

 

vi sarà qualche volta capitato di imbattervi, nell’ascolto di qualche canzone sanremese. Il potere della musica, si sa, alla fine trascende sempre l’evento mediatico del Teatro Ariston. E anche quest’anno, le canzoni sono riuscite a ritagliarsi uno spazio “dedicato” nella nostra quotidianità, arrivando, ognuno nel proprio vissuto, a provocarci e stimolarci.

 

Durante il Festival, infatti, mi ritrovavo a preparami alla conclusione del percorso per diventare Insegnante del Metodo Sintotermico Roetzer. Arrivata la volta della stesura della tesina finale, la curiosità di approfondire il “sentire” generale da parte di sposi o di conviventi a tal proposito era così forte da farmi inviare un questionario anonimo a quanti più amici e conoscenti possibili, indagando il livello di conoscenza generale del Metodo e sviscerando gli aspetti che piacevano di più o convincevano meno. Dopo aver dato una veloce infarinatura del Sintotermico a chi dichiarava di non conoscerlo (la maggior parte dei partecipanti), alla fine del questionario, senza esitazioni e con tanta speranza, ponevo la fatidica domanda: ≪dopo aver conosciuto il Metodo, lo proporresti al tuo/alla tua partner?≫. Ed eccola qui, a schiaffeggiarmi e a risuonarmi in testa, proprio mentre analizzavo le risposte all’indagine della mia ricerca, il ritornello della canzone di Willie Peyote: ≪Grazie, ma no, grazie≫.

 

E’ nato così il mio “tormentone” sanremese (musicale e non) e con esso il desiderio di trasformarlo in un’opportunità di riflessione circa le motivazioni nascoste dietro quei “no”. Perché per ogni “no” che si rispetti, lo sappiamo, ci sono motivazioni superficiali, più facili da portare alla luce del sole, ma ce ne sono altre di più sottili e sottese, che alla fine si dimostrano sempre essere la vera causa del freno a mano tirato.

 

Tra quelle più frequentemente emerse, troviamo:

 

≪Grazie, ma no, grazie≫…

  1. ≪perché il Metodo è troppo impegnativo, richiede troppo tempo e troppa costanza≫;
  2. ≪perché non è sicuramente affidabile se utilizzato per ritardare una gravidanza≫;
  1. ≪perché potrebbe non risultare affidabile a causa mia, di una mia incompleta rilevazione dei dati o di una mia scorretta interpretazione degli stessi≫;
  2. ≪il Metodo è troppo calcolatore e troppo matematico. Nasconde un certa ossessività di controllo capace di togliere naturalezza e spontaneità≫;
  3. ≪perché il mio/la mia partner non lo vorranno sicuramente usare≫;
  4. ≪perché non mi sento a mio agio a parlare con una persona “terza”, estranea a noi due≫.

 

Ma siamo davvero sicuri che, anche andando ad affrontare voce per voce questi singoli aspetti frenanti superficiali, riusciremo a trasformare quel tanto cortese ≪Grazie, ma no, grazie≫ in un ≪Sì, grazie, proverò il Metodo Sintotermico≫?.

 

In un’intervista ad un noto giornale, il mio (ormai) amico Willie Peyote ha precisato: ≪il titolo scelto per la canzone è la risposta ironica a quelle situazioni da cui proviamo a svincolarci per evitare discussioni≫. E in effetti, chi di noi non risponde con un ≪Grazie, ma no, grazie≫ a chi ci chiama al telefono per proporci un servizio che già abbiamo? Rispondiamo così, ad esempio, non solo quando un contratto già stipulato con un operatore telefonico ci soddisfa pienamente, ma  – pensa te! – anche quando ne siamo poco convinti, perché ci pesa di più rimetterlo (e rimetterci) in discussione piuttosto che approfondirlo. Ma, in questo caso, poco importa, perché la differenza tra un operatore e l’altro è così minima da non costare neppure lo sforzo di ri-considerarlo dal principio. Ma la sessualità? Perché la trattiamo alla stregua di un contratto telefonico?

 

Potremmo vagliare tutte le motivazioni “superficiali” che spingono a non considerare il Metodo Naturale come una valida alternativa ai metodi fino ad oggi usati, ma ben poche di queste potrebbero davvero contribuire a far breccia nei partecipanti al mio sondaggio. Convincerli ad utilizzarlo per quelle ragioni non farebbe altro che aumentare il rischio di trasformarlo SOLO in una delle svariate risposte già esistenti (più o meno valide) ad una domanda cheè questo il vero punto, purtropponon esiste davvero più nei nostri cuori: la sessualità è importante nella mia vita? Merita un’attenzione e una cura particolare, più di quanto già faccio oggi? Perché non dedico un po’ di tempo a chiedermi se sono contento di come la sto vivendo, consapevole che, su di essa, si basa non solo la mia identità, ma (tra l’altro) il mio essere coppia?

 

Se siamo sinceri, allora, quello che manca oggi è il desiderio viscerale di approfondire la tematica della sessualità nelle nostre vite, il desiderio di conoscere il proprio corpo, quello di mio marito/di mia moglie, i perfetti meccanismi che regolano la nostra unione, le cause ormonali degli sbalzi d’umore nelle diverse fasi mestruali, il funzionamento del nostro reciproco desiderio. Ma questo, ovviamente, non per colpa nostra. Sono la nostra società, le molteplici soluzioni contraccettive esistenti, la formazione data ai nostri medici, la mancanza di una vera educazione sessuale in età scolare, il poco dialogo in famiglia su questo tema e tutti i tabù che vigono ancora su di esso ad aver contribuito ad esaurire del tutto l’interrogativo e la sete di conoscenza. Tanto che il 56% dei miei cari partecipanti al questionario ha dichiarato di non essersi proprio mai chiesto se “esiste, per la mia coppia, il metodo ideale di regolazione della nostra fertilità”. Perché.. oggi, a monte, manca la domanda e la conoscenza di cosa regolare. E manca la consapevolezza che, solo conoscendola, la fertilità si può regolare (non controllare).

 

Certo, ripartire da zero su questa tematica costa fatica, ma saranno richiesti al massimo 10 minuti al giorno per sviluppare, man mano, questa conoscenza e si verrà sempre affiancati da un insegnante. Poi, come accade nelle cose più belle della vita, dopo una piccola salita iniziale, l’”addestramento” farà tutto da sé. E scoprirete che la sessualità è un universo meraviglioso di cui conoscevate davvero solo la punta dell’iceberg.

 

Allora ri-partiamo, ri-formulando la domanda: che ne dite di investire sul vostro benessere, sulla vostra felicità e sulla vostra coppia, approfondendo questo magnifico mondo che è la sessualità, attraverso – solo attraverso! – l’utilizzo di uno strumento affascinante per regolare la vostra fertilità dal nome di “Metodo Sintotermico Roetzer”?

 

≪Sì, grazie≫, ne varrà davvero la pena!

 

Brunello Maria Laura

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