
Fin dall’inizio dell’utilizzo del metodo sintotermico Roeztzer ho riscoperto quanto sia impregnato di ATTESA: dagli aspetti più tecnici che ci dicono che, per conoscere il metodo ed usare la regola sintotermica fondamentale ci vogliono almeno 2-3 cicli; per usare l’autoesame della cervice con una certa affidabilità almeno 3-4 e per poter apprendere ed utilizzare le regole del preovulatorio ce ne vogliono 10-12. Inoltre, bisogna attendere 3 rialzi termici dopo il picco del muco o 3 giorni di cervice dura e chiusa per essere certi di essere sterili nella fase post ovulatoria.
Bisogna attendere che parta l’ovulazione (e sperare che avvenga presto) se si vogliono avere rapporti in periodo sicuramente sterile quando non si è in cerca una gravidanza.
Il metodo, dunque, ci parla di ATTESA perché invita a conoscere la donna, il suo corpo, il suo funzionamento e/o le sue fatiche e i suoi motivi di stress che talvolta le possono impedire di portare avanti o addirittura di conseguire una gravidanza.
Ci parla dell’ATTESA di chi sta cercando una gravidanza e aspetta fino al 18° giorno dopo l’ovulazione, continuando a misurare la temperatura, per verificare che rimanga alta e così scoprire, con meraviglia e tanta gioia, ancor prima di poter fare il test, di essere finalmente gravida.
Ci parla dell’ATTESA del rilassamento del corpo della donna perché possa essere connessa con sé stessa e con il proprio partner e favorire così la lubrificazione vaginale per vivere la bellezza e il godimento del rapporto sessuale.
Ci parla del ruolo che gioca l’ATTESA nell’edificazione della relazione di coppia, che ha bisogno di cura con il tempo, le coccole, la tenerezza, il dialogo, il servizio, le attenzioni; tutte parti fondamentali di un’intimità relazionale di base che prepara all’atto sessuale e che, guarda caso (che caso non è), nel tempo di ATTESA Dell’amplesso si riesce bene a coltivare.
Arriviamo quindi all’ATTESA nella coppia, del rapporto sessuale, nel rispetto dei tempi della donna, che favorisce e scardina l’oggettivizzazione della stessa, ma anche dell’uomo. ATTESA che, quando non c’è, fatica troppo ad esserci o ce n’è troppa, fa suonare un grande campanello d’allarme che ci dice che c’è qualche problema da affrontare e che il metodo non ci permette di nascondere sotto il tappeto aspettando che faccia marcire la relazione. In questo senso il metodo è anche terapeutico per la relazione.
E l’ATTESA di genitori che si attendono usando i metodi naturali, e, così facendo, diventano “genitori educanti all’attesa” (Pellai), al rispetto.
Genitori che si attendono in gioventù per regolare le nascite, allenandosi così anche ad attendersi nei periodi più delicati nella vita di una donna come in allattamento e in menopausa: tempi in cui il corpo non risponde ad una ciclicità e ai soliti ormoni, ma è continuamente in cerca di equilibrio e i tempi di attesa di un rapporto sessuale diventano talvolta lunghi, anche perché comprendere e accogliere questo corpo in grande cambiamento può essere davvero faticoso.
Così scopriamo quanto L’ATTESA, che i metodi naturali ci insegnano a regola d’arte, faccia la relazione, mettendoci spesso in crisi e facendoci fare tanta fatica. Ma, come disse qualcuno, “Ciò che non avrai con la fatica lo pagherai con la sofferenza”. Perciò ben venga questa fatica che ci porta questa BELLA ATTESA, se sono garanzia di autentica felicità.
Anna Barbara (insegante del metodo ST Roetzer)











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