Covid19 e problemi di fertilità

Il virus Covid-19 può danneggiare la qualità dello sperma e ridurre la fertilità negli uomini, secondo un nuovo studio basato su prove sperimentali. Ma alcuni esperti esprimono dubbi.

Come è risaputo, il virus Covid-19 causa malattie respiratorie, specialmente nelle persone anziane e in quelle con altre patologie.
Trasmessa attraverso goccioline respiratorie, la malattia può attaccare i polmoni, i reni, l’intestino e il cuore, ma può anche colpire gli organi riproduttivi maschili, compromettendo lo sviluppo degli spermatozoi e interrompendo gli ormoni riproduttivi. Infatti gli stessi recettori utilizzati dal virus per accedere al tessuto polmonare si trovano anche nei testicoli.
Dopo le recenti perplessità sugli ipotetici danni che il vaccino anti Covid-19 poteva causare alla fertilità femminile, ecco un articolo che mette il correlazione l’infezione da coronavirus e la fertilità maschile.

Il sito della CNN riporta la notizia della pubblicazione di uno studio sulla rivista Reproduction, che mette in evidenza come la malattia virale – che ha causato quasi 2,2 milioni di decessi – possa causare un aumento della morte degli spermatozoi, infiammazioni e il cosiddetto stress ossidativo.

«Questo rapporto fornisce ad oggi la prima prova diretta che l’infezione da Covid-19 altera la qualità dello sperma e il potenziale riproduttivo maschile», afferma lo studio pubblicato.
Rispetto agli uomini sani senza Covid-19, lo studio ha rilevato un aumento significativo dell’infiammazione negli spermatozoi negli uomini con Covid-19.

Lo scetticismo di alcuni esperti
Tuttavia, gli esperti non coinvolti nello studio hanno espresso scetticismo riguardo alle conclusioni dello studio e hanno sollecitato cautela nel generalizzare eccessivamente i risultati della ricerca.
«Ho bisogno di sollevare una forte cautela nell’interpretazione di questi dati. Ad esempio, gli autori affermano che i loro dati dimostrano che “l’infezione da Covid-19 provoca danni significativi alla funzione riproduttiva maschile”, ma io credo che mostri solo un’associazione», ha detto Allan Pacey, professore di andrologia presso l’Università di Sheffield nel South Yorkshire, Regno Unito, via e-mail.
«Essere malati a causa di qualsiasi virus, come l’influenza, può ridurre temporaneamente il numero di spermatozoi (a volte a zero) per alcune settimane o mesi. Ciò rende difficile capire quanto le riduzioni osservate in questo studio siano specifiche piuttosto per Covid-19, e non solo dall’essere malati», ha scritto in una e-mail la dottoressa Channa Jayasena, consulente in endocrinologia e andrologia riproduttiva all’Imperial College di Londra.
Inoltre, «è importante notare che non ci sono prove che il virus Covid-19 sia presente nello sperma e non ci sono prove nemmeno che il virus possa essere trasmesso attraverso lo sperma», ha detto Alison Murdoch, che dirige il Newcastle Fertility Center presso il Centro Internazionale for Life, Newcastle University nel Regno Unito, tramite e-mail.

Lo studio effettuato su 84 uomini
Lo studio ha confrontato 105 uomini fertili senza Covid-19 e 84 uomini fertili con diagnosi di coronavirus e ha analizzato il loro sperma a intervalli di 10 giorni per 60 giorni.
Rispetto agli uomini sani senza Covid-19, lo studio ha rilevato un aumento significativo dell’infiammazione e dello stress ossidativo negli spermatozoi appartenenti a uomini con Covid-19. Anche la concentrazione, la mobilità e la forma degli spermatozoi sono state influenzate negativamente dal virus.
Lo studio ha rilevato che le differenze aumentavano con la gravità della malattia.
«Questi effetti sugli spermatozoi sono associati a una minore qualità dello sperma e al ridotto potenziale di fertilità. Sebbene questi effetti tendessero a migliorare nel tempo, sono rimasti in modo anomalo significativamente più alti nei pazienti Covid-19. L’entità di questi cambiamenti era anche correlata alla gravità della malattia», ha detto il ricercatore capo Behzad Hajizadeh Maleki, uno studente di dottorato presso l’Università Justus Liebig di Giessen, in Germania, in una sua dichiarazione.

Lo studio ha rilevato anche livelli molto più elevati di attività enzimatica ACE2 negli uomini con Covid-19. L’ACE2, o enzima di conversione dell’angiotensina 2, è la proteina che fornisce il punto di ingresso al virus per agganciarsi e infettare una vasta gamma di cellule umane
Tuttavia, non sorprende che il Covid-19 possa avere un impatto sul sistema riproduttivo maschile perché i recettori ACE2, o «gli stessi recettori che il virus utilizza per accedere ai tessuti del polmone, si trovano anche nei testicoli», ha detto Pacey, che è anche redattore capo della rivista Human Fertility.

Il virus e la fertilità
«Dall’inizio della pandemia Covid-19, c’è stata una comprensibile (ma teorica) preoccupazione sul fatto che questo virus possa avere un impatto negativo sulla fertilità degli uomini che vengono infettati», ha detto Pacey.
Dopo aver esaminato circa 14 studi pubblicati sull’argomento, Pacey ha affermato di aver concluso che «qualsiasi effetto misurabile del coronavirus sulla fertilità maschile era probabilmente solo lieve e temporaneo».
I risultati di questo studio, ha aggiunto, potrebbero essere dovuti ad altri fattori, come l’uso di farmaci per trattare il virus, fattore che gli autori hanno riconosciuto nello studio.
«Pertanto, tutto ciò che vedo in questo set di dati sono possibili differenze nella qualità dello sperma tra gli uomini che erano affetti da febbre e quelli che stavano bene. Sappiamo già che una malattia febbrile può avere un impatto sulla produzione di sperma, indipendentemente da cosa lo ha causato», afferma Pacey.
Sheena Lewis, professoressa emerita presso la Queen’s University di Belfast in Irlanda, ha condiviso pensieri simili via e-mail: «La mia preoccupazione è che gli uomini con Covid-19 avevano anche un peso corporeo sostanzialmente più elevato e stavano seguendo una serie di trattamenti terapeutici. Sappiamo infatti che l’obesità da sola riduce la qualità dello sperma. I trattamenti contro il Covid-19 possono anche aver influenzato la qualità dello sperma di questi uomini, piuttosto che lo stesso virus», ha scritto la Lewis.
«Pertanto, sono necessari studi a lungo termine prima che i testicoli siano considerati un organo ad alto rischio specifico per Covid-19», ha concluso Murdoch di Newcastle.

Chiara Bonetto
Giornalista, insegnante diplomata INER Italia


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